Il contesto
La Direzione Generale Concorrenza della Commissione Europea aveva avviato un’istruttoria nei confronti di un gruppo di imprese europee operanti nel settore della logistica e del trasporto merci. Tra queste figurava anche un’azienda italiana di media dimensione, con sede in Lombardia, guidata da Roberto, un imprenditore che negli anni aveva costruito la sua realtà puntando sulla qualità dei servizi e sull’espansione nei mercati transnazionali. L’accusa principale riguardava presunti accordi restrittivi della concorrenza, che secondo la Commissione avrebbero comportato un rialzo artificiale delle tariffe applicate in alcuni corridoi commerciali europei.
L’avvio del procedimento aveva generato grande preoccupazione non solo per l’impresa coinvolta, ma anche per la Provincia e le istituzioni locali, che vedevano in quella società un partner economico strategico capace di garantire occupazione e sviluppo. Le sanzioni prospettate ammontavano a milioni di euro e avrebbero potuto mettere seriamente a rischio la continuità aziendale, con gravi ripercussioni per i lavoratori e per l’indotto territoriale.
Il caso era complesso, poiché intrecciava profili di diritto europeo con questioni tecniche legate alla determinazione delle tariffe e alla gestione delle gare transfrontaliere. La Pubblica Amministrazione italiana, consapevole della rilevanza del procedimento, ha scelto di sostenere l’azienda nelle proprie ragioni, affidandosi al team di PMG Law Firm per predisporre una difesa articolata e coerente con la normativa europea sulla concorrenza.

Il nostro approccio legale
Il team di PMG Law Firm ha innanzitutto ricostruito nel dettaglio il quadro delle contestazioni, analizzando migliaia di documenti e contratti commerciali acquisiti dalla Commissione Europea. Da questa attività è emerso che le accuse di collusione erano basate su interpretazioni parziali di alcuni scambi tra imprese, che in realtà rappresentavano pratiche commerciali legittime, spesso imposte dalle regole di sicurezza e di efficienza del settore logistico.
Abbiamo predisposto una memoria difensiva che puntava su tre direttrici principali. In primo luogo, la dimostrazione dell’assenza di un vero e proprio accordo anticoncorrenziale, evidenziando che le imprese si erano mosse in autonomia, pur operando in mercati regolamentati e fortemente interconnessi. In secondo luogo, la valorizzazione del principio di proporzionalità, sostenendo che eventuali irregolarità formali non potevano giustificare sanzioni di entità tale da compromettere la sopravvivenza dell’impresa. Infine, l’enfasi sull’interesse pubblico, rappresentato dal ruolo che l’azienda svolgeva nel garantire servizi essenziali di trasporto e nell’assicurare posti di lavoro a livello locale.
Parallelamente, abbiamo instaurato un dialogo costante con la Pubblica Amministrazione italiana e con le autorità di vigilanza nazionali, così da presentare un fronte unitario nella sede europea. Questo coordinamento ha permesso di rafforzare la posizione difensiva, mostrando che la vicenda non riguardava solo una singola impresa, ma aveva ricadute dirette su un intero territorio e sul corretto funzionamento del mercato interno.
La soluzione raggiunta
Al termine del procedimento, la Commissione Europea ha riconosciuto la fondatezza delle nostre argomentazioni, ridimensionando in modo significativo le contestazioni. La decisione finale ha sancito l’assenza di un cartello vero e proprio, limitando le irregolarità a semplici carenze procedurali. Di conseguenza, la sanzione inizialmente prevista è stata ridotta di oltre il 70%, consentendo all’azienda di proseguire le proprie attività senza compromettere la stabilità finanziaria.
Per la Pubblica Amministrazione italiana, il risultato ha rappresentato una vittoria importante, perché ha permesso di salvaguardare i livelli occupazionali e di mantenere operativo un attore economico strategico per il territorio. Inoltre, la pronuncia della Commissione ha rafforzato l’idea che le istituzioni locali possano e debbano svolgere un ruolo attivo nella tutela delle proprie imprese quando queste si confrontano con procedimenti complessi in sede europea.
Il caso ha dimostrato come la difesa in materia di diritto della concorrenza richieda una profonda conoscenza delle normative comunitarie, ma anche la capacità di integrare aspetti giuridici ed economici in una visione d’insieme. Per il team di PMG Law Firm, la soluzione raggiunta è stata la conferma che la collaborazione tra imprese, enti locali e difensori legali può trasformare un contenzioso potenzialmente devastante in un’occasione di rilancio e consolidamento, rafforzando la credibilità delle aziende italiane all’interno del mercato unico europeo.





