La partecipazione alle gare d’appalto pubbliche richiede una precisione meticolosa, specialmente per quanto riguarda il rispetto dei termini di presentazione. Una recente sentenza del Consiglio di Stato ha stabilito che anche un ritardo di pochi secondi può giustificare l’esclusione. Questa decisione rafforza i principi di certezza e par condicio, sottolineando l’importanza di un’osservanza rigorosa delle procedure telematiche.

Il principio di certezza e par condicio

La sentenza del Consiglio di Stato, numero 8546/2024, ha ribadito con fermezza il principio della perentorietà dei termini. Nel contesto delle gare pubbliche, questo principio è cruciale per garantire la certezza del diritto e la parità di trattamento tra tutti i concorrenti. L’amministrazione, infatti, non può concedere deroghe o tollerare ritardi, anche minimi, nella presentazione delle domande. Un ritardo di pochi secondi, in un mondo dove la velocità delle comunicazioni è istantanea, è considerato una violazione grave che compromette la correttezza e l’imparzialità della procedura. La decisione della Corte è stata chiara: l’invio della PEC oltre il termine fissato, anche se solo per pochi secondi, non può essere giustificato. Questo orientamento giurisprudenziale si basa sull’idea che la data e l’ora del protocollo di ricezione della PEC siano l’unico riferimento valido per l’accettazione della domanda.

La sentenza, quindi, ha consolidato il concetto che le regole di una gara non sono negoziabili. Non importa se il ritardo sia stato causato da problemi tecnici, da un errore del software o da una negligenza umana; la conseguenza è l’esclusione dalla gara. Questa rigidità può sembrare eccessiva, ma è funzionale a tutelare l’integrità della competizione e a prevenire contestazioni che potrebbero invalidare l’intero processo. L’orientamento del Consiglio di Stato mette in guardia tutti gli operatori economici, obbligandoli a pianificare con un largo anticipo la presentazione delle loro offerte.

Le implicazioni per gli operatori economici

La pronuncia del Consiglio di Stato ha implicazioni dirette e significative per gli operatori economici che partecipano alle gare d’appalto. La prima e più ovvia conseguenza è la necessità di una scrupolosa attenzione al rispetto dei termini. Non basta più inviare la PEC poco prima della scadenza; occorre agire con un ampio margine di anticipo per prevenire qualsiasi problema tecnico o imprevisto. Le aziende dovranno implementare protocolli interni rigorosi per la gestione delle gare, con responsabili dedicati che monitorino costantemente le scadenze e le procedure di invio. Questo richiederà un investimento in formazione e in tecnologie adeguate.

Inoltre, la sentenza sottolinea l’importanza di una gestione attenta delle comunicazioni telematiche. Gli operatori economici dovranno verificare che il loro sistema di posta elettronica certificata funzioni correttamente e che non ci siano problemi di ricezione o di invio. Un malfunzionamento del server, un errore del software o una casella PEC satura possono costare l’esclusione da una gara. Questa pronuncia spinge le imprese a non considerare la digitalizzazione come un semplice strumento, ma come una parte critica della loro strategia di gara, da gestire con la massima professionalità e cura.

La gestione dei problemi tecnici

La sentenza ha sollevato un dibattito sulla gestione dei problemi tecnici. Molti operatori economici sostengono che i guasti del sistema di invio non dovrebbero portare all’esclusione, in quanto non dipendenti dalla loro volontà. Il Consiglio di Stato, tuttavia, ha rigettato questa tesi, sostenendo che la responsabilità di garantire il corretto funzionamento dei propri strumenti digitali ricade sull’operatore economico. La Corte ha implicitamente stabilito che in una gara telematica, il rischio tecnico è a carico del concorrente. Se un’azienda ha avuto un problema con la sua casella PEC o con il suo sistema di invio, non può addossare la colpa a terzi per un ritardo, anche minimo.

Questa posizione giurisprudenziale è coerente con il principio di certezza del diritto, ma pone una sfida importante per il futuro delle gare telematiche. Sarà necessario investire in sistemi più robusti e in protocolli di backup per mitigare i rischi tecnici. La pronuncia, sebbene rigida, ha l’effetto di spingere il mercato verso soluzioni tecnologiche più sicure ed affidabili.

Come l’avvocato può aiutare a partecipare

La rigida interpretazione dei termini da parte del Consiglio di Stato rende indispensabile l’assistenza di un avvocato specializzato in diritto amministrativo e appalti pubblici. Il professionista esperto non si limita a interpretare il bando di gara, ma fornisce una consulenza strategica su come gestire la presentazione della domanda. La sua assistenza è fondamentale per prevenire errori che potrebbero portare all’esclusione, guidando l’azienda nella corretta redazione e invio della documentazione. L’avvocato può anche fornire una consulenza su come gestire i rischi tecnici, suggerendo l’adozione di protocolli e sistemi che minimizzino il rischio di errori.

In caso di esclusione, l’avvocato specializzato sarà in grado di valutare se vi siano i presupposti per un ricorso. Se l’esclusione è avvenuta per un motivo tecnico che si può dimostrare non imputabile all’azienda, l’avvocato può intraprendere un’azione legale per tutelare i diritti del cliente. La nostra profonda conoscenza delle pronunce del Consiglio di Stato e del diritto degli appalti pubblici ci consente di offrirti un supporto che va oltre la semplice difesa in tribunale, aiutandoti a cogliere le opportunità del mercato e a navigare con sicurezza le sue complessità.

 

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